“L’albero della musica”: l’intervista di Vivere Naturale a Emiliano Toso

Nel nuovo doppio CD, note a 432 hz in movimento tra cielo e terra
2 Giugno 2022

Ci sono delle interviste di cui avresti voglia di condividere ogni sfumatura e ogni colore.

In cui ti rendi conto in maniera chiara che tutto ha un senso e un peso, anche quello che va oltre le parole.

Emiliano Toso ci ha sempre abituati alla magia di una musica che parla, dove le note ti arrivano esattamente nel modo in cui è giusto che ti arrivino.

E incontrarlo è un po’ come ascoltare un suo disco: è un viaggio tra leggerezza e profondità, dentro e fuori di te, nel giallo e nel verde, nel tempo e nello spazio.

Una connessione che arriva dritta nel cuore delle cose.

Nel titolo del suo ultimo doppio CD, appena uscito, “L’albero della musica”, c’è il senso di un lavoro che vuole essere un ponte e che vuole unire.

Un continuo movimento tra opposti, che diventano uno, esattamente come è la vita.

Siamo molto felici dell’uscita del tuo nuovo album: “L’albero della musica”, ci piacerebbe che ce lo raccontassi un po’…

L’idea di fare il CD è stata proprio una pazzia, che mi è venuta alla fine di febbraio quando c’erano in mezzo 100.000 altre cose, non era il momento, ma ho proprio sentito un impulso fortissimo, che mi diceva che dovevo condividere questa musica scritta negli ultimi 2-3 anni. 

Ho buttato giù credo 500 pezzi e tra questi ce n’erano almeno una cinquantina segnalati sul mio quaderno con un cuoricino, che indicava quelli da mettere prima o poi in un disco. 

Allora ho cercato come farlo nel modo più rapido possibile, più forte possibile, potente, perché sentivo che questi brani contenevano degli ingredienti molto diversi dal solito, come la terra e il fuoco. In questa musica ho sentito proprio la forza e che era necessario condividerla il prima possibile, come delle informazioni da dare a chi voleva riceverle.

Quando scrivo un CD nuovo, finora di quelli grossi ne avevo fatti quattro (Translational, Wingprinting, La danza della vita e Love Seeds), sento proprio che c’è una serie di informazioni nuove che mi arrivano non so bene da dove ma che devono essere trasmesse.

All’interno dei brani ci sono dei passaggi nuovi, delle melodie, dei ritmi, delle espressioni che sento che le persone devono sapere, non so in che linguaggio. 

Come è stato per te registrare questo nuovo disco?

Provando i brandi del disco, sentivo “Uh cavolo questo si di sicuro” “questo è sicuro” “questo lo devo mettere” e quindi dovevo proprio trovare il modo di registrare…

Allora ho provato a registrare qui nella mia Sala della musica e ho visto che si poteva fare. Una notizia fantastica per me, perché non dovevo cercarmi uno studio di registrazione. 

Poi ho trovato un fonico che mi ha portato tutta l’attrezzatura qui e ha trovato anche il modo di lasciarmi tutto senza che ci fosse lui. E quindi ero qui tranquillo con il mio registratore, nella mia casa, c’era il silenzio della sera, una roba veramente magica e mi sono messo lì a registrare. 

E naturalmente iniziando, già solo dopo un giorno, ho visto che avevo praticamente 30 brani e non potevo fare solo un CD. Allora mi è venuta la voglia di fare il doppio cd e ho sentito il tema proprio dell’albero della musica come connessione tra il cielo e la terra, cioè l’albero come possibilità di connettere qualcosa di molto bello, molto armonioso, leggero che c’è in cielo, con qualcosa di molto radicale; ho sentito proprio le radici, la terra, la forza e che era anche una parte che mi mancava un po’. In vita mia sono sempre stato molto aria e ho sentito che in questi ultimi anni è arrivata la terra, che è bella da esprimere ma un po’ faticoso per me, perché non è tanto il mio modo di suonare che di solito è una nota per volta. Qui invece ogni tanto ci sono dei pezzi in cui devo buttarmici dentro con tutto il corpo oltre che con l’anima.

Ascoltandoti si percepisce tutta la tua gioia per questa nuova creazione! 

Si, è vero. Alla fine penso sia stata una figata assurda aver registrato qua nella mia casa col mio pianoforte. Poi anche quando meno me l’aspettavo, l’universo mi ha dato il sigillo con “dove nasce l’arcobaleno” (Qui l’articolo con il racconto di Emiliano dei brani del disco).

In questo CD credo di aver sentito la conferma così forte, che sono venuto qui a fare questo lavoro, cioè sono venuto per comporre, registrare e condividere questa musica. 

Ricordo ancora che in quei giorni piangevo di commozione, perché sapevo esattamente cosa dovevo fare, in che momento, come se avessi studiato trent’anni per fare il compositore di musica e invece non ho mai studiato in vita mia, eppure so che note prendere, che brani tagliare, che brani mettere, cosa fare prima e cosa fare dopo, cosa andrà inciso sul CD 1 e cosa sul 2, la copertina. Sapevo tutto perfettamente con una chiarezza che per me, che sono arrivato da una vita molto mentale in cui tutto doveva essere prima programmato in un certo modo, è una figata. 

È proprio come la farfalla e l’elefante, con la farfalla che arriva e in un giorno vive tutto quello che deve vivere, mentre l’elefante resta lì fermo per anni. 

Ascoltandoti, la parola che mi viene in mente per mettere il sigillo al tuo racconto è “connessione”… dell’albero con la terra e con l’universo, tua col tuo flusso creativo e vitale, connessione anche tra opposti (guerra-pace-riconciliazione). E probabilmente non è un caso che questo impulso a comporre e a fare questo disco sia venuto dopo due anni difficili per tutti noi dove forse all’inizio abbiamo vissuto molta connessione e poi invece abbiamo iniziato a sentirci separati. Questo è un po’ un regalo che hai fatto alle persone, un invito a ricordarci che siamo tutti interconnessi e che siamo connessi con l’universo.

Si brava, proprio connessione….mi viene in mente l’immagine del giudizio universale, dove c’è un’unione sottile, delicata ma potente. 

Ed è incredibile come in una notte poi io abbia registrato tutte queste cose. 

Poi c’è stata la fase più faticosa del riascolto di tutte le varie versioni di ogni brano, per vedere se ce ne fosse una più bella, se ci fosse troppo riverbero… Una fase di scelta condivisa con il fonico, al quale ho dovuto spiegare il mio modo di intendere la musica, che è diverso da quello della musica classica. Se suonando un dito finisce su un’altra nota, a me piace così! Certe cose vengono mentre registro e oltretutto lo spartito è tutto pieno di bianchi. 

Poi una notte me lo sono ascoltato tutto con le cuffiette a letto e ho proprio sentito che c’era quello che ci deve essere: passaggi, atmosfere, suoni, pause. 

E allora il giorno dopo ho scritto al fonico “c’è tutto, metti così e andiamo!”. È stata bella quella sensazione, perché poi anche io non sono mai contento, sono molto ambizioso, voglio che la carta sia come quella del CD che quando la tocchi ti dia questa idea e che quando lo apri sia in quattro parti, senza la plastica con il cd che si infila dentro, con questo quadro che adoro che dietro è fatto a spirale e che è nato mentre nasceva il disco.

Se dovessi dire quali colori, emozioni, sensazioni ti collegano al disco; insomma come lo vivi tu?

Sicuramente la forza. C’è molta forza. Per esempio la forza del guerriero che deve proteggersi, la forza delle radici che devono penetrare la terra, la forza che si esprime tramite i due elementi della terra e del fuoco. 

Poi c’è la bellezza di esprimermi tutto col pianoforte, perché il pianoforte ha delle potenzialità che io ogni tanto delego al violoncello o al violino. 

Per esempio una melodia molto dolce come quella di “Dove nasce l’arcobaleno” di solito la affido al violoncello. Poter fare tutto col pianoforte è più faticoso da un certo punto di vista, ma è anche più “integrale”, come se dovessi impastare tutti gli ingredienti e portare io con il piano insieme tutte queste fasi: aeree, malinconiche, dolci e poi il fuoco. 

Oppure in “stelle cadenti”, quando metto insieme le stelle già che ci sono con quelle che cadono, ci sono delle parti basse, con delle note basse e poi altre alte e in effetti c’è questa parte dentro di me che è molto in movimento. 

Ecco c’è anche tanto movimento, ritmo, linguaggi diversi, anche linguaggi trasversali, come quello degli alberi, che sto studiando un po’ anche con dei dispositivi che mi permettono di ascoltare la loro musica. 

Ti fermo subito: la musica delle piante?!

Si, è interessante, perché ogni albero, ogni pianta, ogni fiore ha una sua espressione che è completamente diversa e per ogni pianta è diversa di giorno o di notte, se la porti in casa rispetto a come è fuori, cambia proprio tutta la sua musica. 

Porterò questi dispositivi anche in tour e l’ospite speciale sarà una pianta ogni volta diversa. 

Ed è bello perché le piante sono completamente autentiche, non è che fanno quella musica lì perché tu hai bisogno di una bella musica o perché c’è il concerto. Magari restano mute, durante il concerto perché in quel momento non hanno voglia di condividere. Poi magari facendo ascoltare alle piante la mia musica, allora piano piano cominciano a suonare e ascoltando la loro musica dopo un po’ si abituano, cioè capiscono che sono loro che vengono tradotte in quel modo e quindi giocano. 

Mi piace il fatto che siano completamente autentiche, non è come accendere il registratore e sapere che devi fare qualcosa che hai preparato. 

Per ascoltare la loro musica, puoi accordare il dispositivo come vuoi, perché registra gli stimoli elettrici che puoi far risuonare con lo strumento musicale e la frequenza che preferisci.

Poi il ritmo, quindi gli intervalli tra una nota e l’altra, la velocità che senti, sono proprio la loro espressione di quel momento.

In che modo la musica, secondo te, aiuta nel coltivare la pace?

La musica da sempre credo sia stata per l’uomo un’espressione di armonia tra gli opposti, un po’ come dicevi tu prima. 

A volte ci sono delle sensazioni nella musica soprattutto nel comporre un brano nuovo, che sembra che non possano andare d’accordo tra di loro. Capita che mi arrivino due elementi, due cellule di uno stesso brano, prima una poi mi arriva l’altra e io mi dico “queste due come fanno ad andare d’accordo tra di loro?”. E la risposta è proprio nel movimento, cioè trovando il movimento giusto. 

Perché se tu le lasci lì statiche non andranno mai d’accordo, quindi la loro fusione deriva dal movimento, è provando il ritmo giusto, il flusso giusto che si incontrano. 

È un processo anche lungo e proprio le piante ci insegnano a rallentare, ad accettare e ad avere pazienza. Loro nascono in un posto e stanno lì anche 300 anni, quindi devono aver la pazienza di resistere alle stagioni, a quegli animali, a quei profumi, a quel vento magari fortissimo a cui si devono piegare, ci insegnano ad avere la pazienza di capire qual è il flusso giusto che consente di connettere quelle due cellule.

Quindi immagino l’espressione per esempio della Russia e dell’Ucraina che sono molto diverse tra di loro e che devono trovare l’armonia giusta, il flusso giusto, il ritmo giusto, per integrare nel mondo quelle due cellule.

Spesso anche dentro il nostro corpo ci sono cellule che cambiano i loro programmi e cellule che diventano tumorali, altre che muoiono prima del previsto o diventano autoimmuni, scatenando delle malattie contro te stesso. 

E il nostro corpo in milioni di anni di intelligenza ci suggerisce come metterle di nuovo in armonia e in un equilibrio dinamico: ci sono dei meccanismi di autoguarigione nel nostro corpo che guariscono tumori ogni giorno, praticamente nascono e muoiono tumori dentro di noi eppure la una parte della medicina ancora considera le cellule tumorali delle cellule impazzite che bisogna togliere il prima possibile perché così si risolve il problema. 

Cioè come se adesso togliendo Putin e Zelensky si risolvesse il problema. E invece no, togliendo loro forse si ritorna in pace, ma se si è creato quel disequilibrio che è dovuto a qualche vibrazione emozionale dell’organismo umanità, che è di tutto il mondo. Quindi non sono soltanto loro, ma è proprio un approccio olistico, così come nel corpo io lo vedo nel mondo e quindi bisogna trovare una soluzione tutti insieme. 

E io credo che la musica accompagni dolcemente. 

Lo vedo nelle costellazioni familiari, lo vedo nei massaggi, nella medicina, nella guarigione, nella prevenzione, negli ospedali, nelle scuole, come la musica agisce. 

Oppure prendiamo l’esempio di due bambini che non vogliono giocare, che litigano, non è che eliminando quei due la scuola funziona, anzi se si riesce a con calma a farli avvicinare, toccare, anche con l’aiuto della musica, allora quei due bambini, allo stesso modo in cui le cellule di uno spartito così diverse arricchiscono la melodia, arricchiscono quella scuola che diventa molto più bella di una dove tutti erano pacifici e zitti durante la lezione. 

Quindi è un processo, in cui la musica aiuta nella riconciliazione, nella visione di armonizzazione, trasformazione ed equilibrio.

Roberta Busatto
Direttrice responsabile Vivere Naturale

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