Barbara Nappini: “la rigenerazione di cui abbiamo più bisogno è quella del pensiero”

L'intervento della Presidente di Slow Food Italia al convegno "È l'ora dell'agricoltura bio"
10 Maggio 2022

Poche settimane fa, lo saprete, al Polo Nord sono stati registrati 40 ° in più rispetto alla media del periodo. Ecco, allora è ovvio che abbiamo delle emergenze che superano i dibattiti, quando sono troppo semplificati. Io sono la presidente di Slow Food Italia, ma mi sento più che altro un’attivista e allora devo anche fare un altro accenno che sta molto nell’attualità, perché non possiamo non ricordare che in questi giorni il biologico è stato oggetto di un ennesimo attacco internazionale da parte dell’amministratore delegato di Syngenta e stiamo parlando di una multinazionale che produce tra le altre cose pesticidi e sementi, che ha un fatturato che al pari di molti Stati del mondo e che è stata giudicata dal tribunale brasiliano responsabile per l’uccisione e il tentato omicidio di due attivisti della via campesina. Lo dico perché questi sono i tipi di potere che stanno dietro certe logiche e certi attacchi, che appunto appaiono evidentemente strumentali. Ci tenevo a dare questa cornice globale, perché parliamo dell’Italia ma non possiamo non considerare il quadro complessivo che è estremamente difficile.  

Slow Food fin dalla sua nascita ha avuto la lungimiranza di muoversi sempre su due binari. Da una parte la tutela della biodiversità e di un prodotto che sia di qualità secondo i nostri requisiti che sono quelli di una piacevolezza nell’esperienza, ma anche la tutela ambientale e l’equità rispetto a chi questo cibo lo produce. Ma dall’altra abbiamo sempre lavorato sulla narrativa, perché di questo si parla. Anche la tesi dell’amministratore delegato di syngenta, si poggiava sul fatto che oggi 8 miliardi di persone sono sfamate grazie a innovazioni tecnologiche industriali ed è una narrativa falsata, prima di tutto perché l’agricoltura di piccola e media scala non è alternativa ma è tutt’oggi primaria e produce più della metà del cibo sul pianeta, quindi chiamarla alternativa è una questione di narrativa. Dovremmo dire che alternativa è l’agroindustria e oltretutto non per niente degli 8 miliardi di persone, sappiamo che almeno un miliardo patisce la fame. Quindi noi dobbiamo stare molto attenti alla narrativa e fare un lavoro importante sulla cultura gastronomica e ambientale percepita dalla società civile. 

Parleremo di rigenerazione del suolo, dei luoghi, delle aree marginali, tutti i temi che incrociano l’agricoltura biologica e ovviamente i nostri amici biodinamici, ma la rigenerazione di cui abbiamo più bisogno e che è anche la più difficile è quella del pensiero, ed è quella su cui dobbiamo lavorare di più”  

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